Stress: è sempre negativo?

Il significato della parola “stress” non è semplice da delineare, in quanto ne esistono svariate interpretazioni ed innumerevoli sfaccettature.

Un chiarmento ci viene fornito da Wikipedia: “lo stress è una reazione che si manifesta quando una persona percepisce uno squilibrio tra le sollecitazioni ricevute e le risorse a disposizione. Si tratta, precisamente, di una sindrome generale di adattamento (SGA) atta a ristabilire un nuovo equilibrio interno (omeostasi) in seguito a fattori di stress (stressors). Le alterazioni dell’equilibrio interno possono avvenire a livello endocrino, umorale, organico, biologico.” 

Semplificando, lo stress è una (normalissima) reazione psico-fisica, che si manifesta quando ci sentiamo sopraffatti, ma non è sempre così lineare, soprattutto quando si vive lo stress in prima persona.

Siamo di fronte ad un piccolo gradino che ci porta a salire sul podio o siamo d’inanzi ad un ostacolo insormontabile?

Nel primo caso si tratta di eustress: è positivo! Ci aiuta a concentrarci, ad apprendere e a dare il meglio di noi.

Nel secondo esempio ci troviamo di fronte al distress: niente di buono! Ci rende deboli e ci demoralizza.
Il distress può divenire stress cronico, che può addirittura abbassare le difese immunitarie e favorire l’insorgenza di numerose patologie, anche gravi.

Ma cosa ci stressa così tanto?

Oggi più che mai, un fattore scatenante sembra essere il lavoro.

Già nel secolo scorso, il medico austriaco Gerhard Uhlenbruck, autore del libro “Aforismi Medici”, sottolineava questa condizione estremamente attuale.
Il Dottor Uhlenbruck scrive: “lo stress si ha non quando ci si dedica al proprio lavoro, ma quando il lavoro si dedica a noi.”

Alzi la mano chi non si è mai sentito sopraffatto da tante (a volte troppe) responsabilità, ore di sonno arretrate ed una scadenza imminente.

Secondo l’European Agency for Safety and Health at Work, lo stress da lavoro non è altro che una “percezione di squilibrio avvertita dal lavoratore quando le richieste del contenuto, dell’organizzazione e dell’ambiente di lavoro, eccedono le capacità individuali per fronteggiarle.”

Ma allora chi o cosa può aiutarci?
Di chi è davvero la “colpa”?
Siamo noi a non essere in grado di reggere così tanta pressione o è il resto del mondo che sta esagerando?
Difficile da dire con certezza.

Hans Selye, medico austriaco del Novecento, sembra avere una visione più ottimista: “lo stress è il sale della vita, una carica fornita non solo alla sfera fisica ma anche alla sfera psichica, purché l’uomo impari a rilassarsi e ad entrare in rapporto più intimo, sereno con sé stesso e con gli altri.”

Chissà se anche Seyle lavorava su turni massacranti con colleghi antipatici e capi tiranni…

Ma anche se talvolta lo stress può impedirci di dormire la notte, è anche vero che, in alcuni casi, può aiutarci a migliorare: cresciamo a livello personale e lavorativo.

Tanti individui danno il meglio di sè quando si trovano sotto pressione.

Selye afferma inoltre che “quello che conta non è l’eliminazione dello stress, che sarebbe come eliminare la vita, ma la sua gestione, per la quale non c’è una formula di successo uguale per tutti, anche se la strada da seguire è uguale per tutti:

vivere in armonia con le leggi della Natura, stabilendo il proprio personale ritmo di marcia.”

Attualissimo.

Articolo a cura di Elia Daddato

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